La Cremonese e il modulo placebo - Cuore Grigiorosso | Cremonese

2022-10-10 02:04:51 By : Mr. Qinan Huang

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La notizia che più mi ha sconvolto questa settimana è stata la scoperta che esistono pulsanti progettati per non funzionare. È proprio così, li schiacci ma non funzionano, non per un guasto ma perché sono stati pensati per non funzionare. Sono di questo tipo quelli dei semafori pedonali ad esempio, o quello che fa chiudere la porta dell’ascensore (effettivamente, se ci pensiamo, è pure pericoloso). Si chiamano pulsanti placebo e la gente è convinta che funzionino perché, prima o poi, la porta dell’ascensore comunque si chiude. Così ci si tranquillizza e si continua a fare quella cosa, anche se in realtà non c’è alcun rapporto causa-effetto tra le due azioni.

IL MODULO PLACEBO – Che c’entra questo con la Cremonese? Il gancio è più facile di quello che pensate. Le due settimane di sosta non hanno fatto altro che gettare benzina sul fuoco dei sostenitori della DIFESAAQUATTROTM. Un po’ per necessità un po’ per lo schieramento dell’avversario, Alvini ha deciso veramente di schierarsi con il 4-2-3-1 provato in amichevole sabato scorso. Il risultato è stato più che buono: la Cremo ha giocato una partita da protagonista e la vittoria è sfuggita per pochissimo. Il modulo in tutto questo però c’entra ben poco.

IMPARARE DAGLI ERRORI – Più che la difesa in linea a Lecce Alvini cambia modo di interpretare la gara. Come ampiamente discusso in settimana, i pericoli dei salentini arrivano dalle fasce: Strefezza e Banda hanno gamba e tecnica per mandare in difficoltà chiunque. Il mister fortunatamente ha fatto tesoro degli errori passati: contro la Fiorentina i braccetti Bianchetti e Vasquez avevano patito i duelli individuali contro Sottil e Kouamé, allargando la difesa e lasciando spazio all’inserimento dei centrocampisti (ricordate il gol di Bonaventura?). Contro il Lecce, che si dispone in maniera analoga, Alvini sceglie quindi un atteggiamento più prudente: i terzini controllano le ali e sono aiutati dai puntuali raddoppi dei centrocampisti.

EQUILIBRIO – Non è solo il modulo a far cambiare la Cremonese ma l’atteggiamento: non ci sono più tre uomini oltre la linea del pallone ma il solo Ciofani, enorme nel lavoro di protezione del pallone. E mentre Pickel da trequartista si appiccica a Hjulmand bloccando le fonti di gioco del Lecce, Okereke e Zanimacchia (finalmente schierato in fascia) ripiegano generosamente ad aiutare la squadra. Al netto del pareggio finale, che può far storcere il naso a qualcuno, va dato merito ad Alvini di aver preparato la gara in maniera impeccabile, umiliando Baroni nella partita a scacchi degli schieramenti.

IDEE GIUSTE – La partita si mette subito sul binario giusto perché le intuizioni di Alvini sono corrette. Emblematica l’azione del vantaggio, nata da una pressione offensiva organizzata evidentemente provata in settimana. Pickel disturba Hjulmand che perde palla, Ciofani imbecca Okereke e Falcone lo atterra, causando il rigore trasformato dal Capitano (che diventa il grigiorosso più anziano a segno in Serie A). La partita si mette sui binari auspicati e la Cremonese gioca in maniera intelligente. I grigiorossi restano equilibrati, i raddoppi sono costanti e le ripartenze (quasi) letali: Zanimacchia, ben imbeccato da Castagnetti, impegna Falcone in diagonale.

E POI C’È IL CAMPO – Purtroppo non si può prevedere tutto e basta una disattenzione per annullare un’ottima prima frazione. Okereke, fin lì forse il migliore in campo, combina la frittata: si dimentica Gendrey e lo rincorre con il senso di colpa di chi ha lasciato le finestre aperte anche se la mamma l’aveva detto che avrebbe piovuto. Come spesso accade la toppa è peggio del buco; atterra il terzino in area con un intervento inutile, visto che Lochoshvili era scalato bene in chiusura. L’1-1 con cui si chiude il primo tempo è quantomeno bugiardo.

SQUADRA CHE VA – Al mister l’atteggiamento della squadra piace e nella ripresa ci sono gli stessi undici. Per una buona mezz’ora la Cremonese spinge alla ricerca del gol della vittoria. I grigiorossi ci vanno vicino con Castagnetti e soprattutto Okereke, mentre il Lecce si affida alle ripartenze di Banda e Ceesay, stoppate magistralmente dalla difesa (Sernicola in primis). I cambi non danno lo sprint sperato e nell’ultimo quarto d’ora le squadre si accontentano. Succede quindi che finisce con un pareggio che lascia l’amaro in bocca, perché quello che era il portiere più impegnato di tutta la Serie A finisce la partita e sale dritto sul pullman senza doversi neanche fare la doccia.

BICCHIERE MEZZO PIENO – Nonostante la classifica inizi a diventare brutta brutta non si può non vedere il bicchiere mezzo pieno. Non siamo in primavera, mancano ancora molte giornate e pur con qualche passaggio a vuoto l’atteggiamento che Alvini chiede alla squadra è propositivo: bisogna credere che alla lunga pagherà, così come Baroni non potrà sperare nella buona sorte per tutto il campionato. Torniamo da Lecce con tante buone indicazioni: Zanimacchia in fascia è un crac anche in Serie A, la squadra ha imparato a limitare le ripartenze avversarie e Alvini ha tratto insegnamento dalle sconfitte subite. Certo, il tempo stringe e urgono punti, già dalla partita con il Napoli. Per questo serve correggere anche il difetto più evidente: la precisione negli ultimi metri e la cattiveria che serve per fare gol quando arrivano i palloni buoni.

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